Più sicurezza per i cittadini.

In merito alla questione dell’istituzione delle ronde cittadine e sui i due fronti di pensiero, quella del Sindaco Ricci e, quella condivisibile, dei Consiglieri di opposizione Di Primio e Di Matteo e alla luce del decreto legge con il quale il Governo ha deciso di sostenere il sistema della ronde per arginare e prevenire fenomeni di criminalità, sarebbe opportuno allargare il discorso, analizzando il tutto sotto un punto di vista più generale.

Premesso che il Governo, con detto decreto, non intende assolutamente sostituire il lavoro della Polizia Municipale e delle Forze dell’Ordine, nonché dell’Esercito stesso, presente in alcune città d’Italia o ancor peggio, far nascere “giustizieri della notte”, figure che voglio lasciare all’immaginario cinematografico, ritengo che anche Chieti, debba premunirsi di uno strumento di concertazione, attraverso il quale vi sia la rappresentanza di ogni apparato che abbia a che fare con la sicurezza, e che possa, in tal modo, relazionarsi e coordinarsi in un tavolo d’incontro e scambiandosi utili informazioni e pianificando interventi e controlli e atti preventivi a migliorare la qualità della vita.
Molto spesso, infatti, si compie l’errore che realtà come quella della città di Chieti, risentano, solo marginalmente del problema della criminalità, anche se ultimi tempi segnali d’allarme sono stati lanciati dalle più alte cariche giudiziarie regionali e dai vertici militari e di polizia, nonché dalla cronaca quotidiana che riguarda proprio Chieti.
A tal proposito istituire un Ufficio di Sicurezza Urbana (USU) rappresenterebbe un servizio predisposto dall’Amministrazione comunale per affrontare, appunto, il tema della sicurezza in città.
Una sicurezza che intervenga nei diversi ambiti del vivere quotidiano; sociale, educativo, sanitario, ambientale, scolastico, urbanistico, attraverso l’apporto di tutti soggetti pubblici, privati.
Ed è proprio qui che deve essere inserito il discorso delle cosiddette “ronde di volontari” attinti da associazioni di volontariato, (vedi protezione civile, associazioni come quelle dei carabinieri e degli alpini in congedo, etc.) ed anche di “civili volontari”, (leggi:comuni cittadini), preventivamente formati e selezionati.
Così, fare sicurezza vorrebbe significare saper coniugare legalità, convivenza, solidarietà e partecipazione.
Il costo di tale ufficio? Zero. Zero, perché non si tratterebbe altro che di mettere a circuito, con la preziosa partecipazione e supervisione delle Forze di Polizia, sistemi già esistenti e che vedrebbero la presenza della pubblica amministrazione, i volontari impegnati (e già presenti sul territorio) e il cittadino stesso, che a mio avviso, è il miglior “termometro” del proprio quartiere e della città stessa.
Zero, perché il comune può mettere disposizione i migliori attori e le proprie risorse professionali ed umane Avremmo così: co-progettazione (costituzione di progetti in partnership come corsi nelle scuole con gli attori sociali partecipanti, cittadini, settori e uffici dell’Ente locale), trasversalità, (condivisione di competenze e di risorse tra i differenti soggetti), partecipazione attiva dei cittadini (presa in carico di interessi e bisogni specifici, senso di appartenenza alla comunità e senso di sicurezza), condivisione, (vicinanza e confronto tra esperienze locali, nazionali e internazionali in materia di sicurezza urbana).
I progetti integrati dell’Ufficio Sicurezza Urbana si rivolgono a tutta la popolazione con particolare attenzione alle fasce deboli (donne, giovani e anziani) e sono finalizzati alla prevenzione del disagio e della devianza e alla promozione del benessere in città, con specifiche attività, come per esempio la diffusione della cultura della sicurezza.

Coordinamento PdL CHIETI
Emiliano Vitale