Chieti Antiqua

Ci sono gli ingredienti giusti, manca chi li mescola. Un “alchimista” o una “squadra di chef” che riescano a “concertare” il tutto, per rendere finalmente la città di Chieti vitale ed autonoma sotto il punto di vista turistico.

Questi giorni sulla stampa i vari rappresentanti della cultura e del commercio hanno proposto ed offerto alcuni di quelli che potrebbero essere gli ingredienti e hanno evidenziato quali sono i problemi che non permettono questo rilancio.
A cominciare dalla Fondazione Carichieti, nella persona dell’Arch. Di Nisio che con il Palazzo De Mayo rende alla città un gioiello storico ed un contenitore di cultura non indifferente, ma che dovrebbe essere un “tassello” di un programma più ampio ed organico.

A tal proposito si può avanzare l’ipotesi di prevedere un distretto culturale, di cui non esiste un modello predefinito, ma ogni distretto culturale si forma in base alle caratteristiche culturali e sociali della città su cui insiste.
Esistono,comunque, già distretti attivi in Europa prima e qualcuno in Italia, vedi Faenza che da distretto industriale della ceramica si è trasformato, a causa anche della riduzione di produzione, in culturale, oppure quello siciliano della Val di Noto, caratterizzata da un comprensorio di paesi in stile barocco.
In linea generale il distretto culturale consiste come un insieme organizzato composto dalle istituzioni (Comune e Sovrintendenza), associazioni, nel nostro caso quelle che organizzano eventi e già operanti a Chieti come la stessa Fondazione della Carichieti e i privati (commercianti, artigiani, ristoratori e albergatori) che producano un’offerta integrata di beni e di servizi culturali e non, di qualità, legati a un territorio circoscritto, caratterizzato da un’identità ben definita, da un’alta densità di risorse ambientali e culturali di pregio e abitato da una comunità locale coesa rispetto alle proprie tradizioni culturali.
Ecco perchè, la disponibilità di beni storici, artistici, architettonici, infrastrutturali e ambientali fruibili è infatti una condizione necessaria,ma non sufficiente per l’avvio di processi virtuosi di valorizzazione delle identità e delle tipicità culturali e di promozione dello sviluppo territoriale.
Bisogna, altresì investire anche sul recupero archeologico che vuole dire creare, per esempio, nel il centro storico un’area, un parco archeologico ambientale teatino, un museo a cielo aperto dove i cittadini vivono ancora e dove se ne possono ospitare altri.
In sintesi, creare dei percorsi che permettono un sistema integrato di funzioni e relazioni tra beni culturali e ambientali potenziali motori di sviluppo socio-economico e di cui ne godrebbe anche l’indotto e il commercio.
Attivando così, dei processi di qualità dei luoghi in grado di incrementare l’offerta turistica al fine di assegnare visibilità a tutti i beni culturali e ambientali, diversificare e ampliare le attuali tipologie di frequentazione turistica, potenziando anche le infrastrutture e valorizzare tutte quelle attività compatibili con l’immagine complessiva delle città e del territorio.
Al fine, poi, di creare anche dei veri e propri pacchetti turisti, non “mordi e fuggi”, bensì “gusta e torna” di un fine settimana , abbinando questi percorsi ad una settimana mozartiana, agli artisti di strada, etc., ad un ristoro gastronomico tipico locale ed ad una ricettività alberghiera di qualità, in una città accogliente e ricca di servizi.
Solo dopo ciò è possibile attivare un marketing urbano, investire sulla comunicazione dell’invito verso i turisti ed evitare di far trovare una città spenta nella maggior parte dell’anno, cosa che possa accadere una sola volta ad un visitatore, perché poi, non solo, non torna più, ma non ci sarà quel passaparola che alle volte vale più di mille manifesti e spot pubblicitari.

Coordinamento PdL CHIETI
Emiliano Vitale